Tutti, in certi periodi della propria vita, sperimentano momenti di agitazione e di malcontento; occasioni in cui la normale esistenza umana quotidiana appare inadeguata, persino insignificante. In questi periodi si può diventare consapevoli di una forza energetica di fondo che spinge a rinunciare al banale e al mondano e a cercare una forma di esistenza più elevata e pericolosa.

Nella sua brillante opera La lotta con il demone: Hölderlin, Kleist e Nietzsche, il pensatore del XX secolo Stefan Zweig ha definito questa forza energetica “il demone”:

“Il demone è l’incorporazione di quel lievito tormentoso che spinge il nostro essere (altrimenti tranquillo e quasi inerte) verso il pericolo, la dismisura, l’estasi, la rinuncia e persino l’autodistruzione…”. Tutto ciò che si sforza di trascendere i confini più ristretti dell’io, superando gli interessi personali immediati per cercare avventure nel pericoloso regno della ricerca, è il risultato della componente demoniaca del nostro essere. ” (Zweig, La lotta con il demone)

Zweig propone che il demone sia una forza potente e creativa presente in ogni persona. In ogni attività o creazione che sembra trascendere la normale esistenza quotidiana degli esseri umani, il demone è la forza sottostante, che spinge l’individuo a spingersi oltre i limiti del possibile e a cercare nuovi terreni di esperienza. Tuttavia, nella maggior parte delle persone, il demone non è celebrato né attivo, ma piuttosto represso e coperto. Questo perché il demone non è un avversario amichevole che porta liete novelle e conforto, ma una minaccia – un’espressione del caos che può portare a vette selvagge di essere e creazione, ma anche all’autodistruzione. L’individuo medio rinuncia al demone interiore, perché è una forza che sovrasta e travolge colui al quale viene permesso di regnare liberamente:

“Ma in coloro che sono di argilla comune, questo fattore della nostra composizione che è allo stesso tempo prezioso e pericoloso [cioè il demone] si rivela relativamente inefficace, viene rapidamente assorbito e consumato. In queste persone solo in rari momenti, durante le crisi della pubertà o quando, per l’amore o per l’impulso generativo, il cosmo interiore si riscalda fino al punto di ebollizione, il desiderio di evadere dal solco familiare, di rinunciare al banale e al luogo comune, esercita la sua misteriosa influenza. Altre volte l’uomo medio tiene sotto stretto controllo ogni fremito dell’impulso faustiano, cloroformizzandolo con i dettami della morale convenzionale, intorpidendolo con il lavoro, trattenendo le sue acque selvagge dietro le dighe dell’ordine stabilito. Per temperamento e formazione il cittadino umile è un nemico inveterato del caos, non solo nel mondo esterno, ma anche in se stesso”. (Zweig, La lotta con il demone)

Mentre la maggioranza reprime e nega il demone che è in sé, per pochi individui selezionati permettere al demone di esprimersi è un requisito necessario della vita. Tre di questi individui, di cui Zweig parla nel suo libro, sono i poeti Friedrich Holderlin e Heinrich von Kleist e il filosofo Friedrich Nietzsche. Tutti e tre gli individui, in virtù del demone, produssero opere creative sublimi e raggiunsero picchi di esperienza in cui si sentivano come se avessero raggiunto uno stato divino. Tuttavia, questi momenti sono stati intervallati da periodi di distruzione e di sventura, perché il demone, nel suo nucleo, è il caos stesso:

1920px-John_Martin_-The_Great_Day_of_His_Wrath-_Google_Art_Project “Ma il demone non è un potere amichevole e utile se non riusciamo a tenerlo al guinzaglio, se non lo usiamo per promuovere una sana tensione e per assisterci nel nostro cammino verso l’alto. Diventa una minaccia quando la tensione che promuove è eccessiva e quando la mente è preda dell’impulso ribelle e vulcanicamente eruttivo del demone. Il demone, infatti, non può tornare all’infinito che è la sua casa se non distruggendo senza pietà il finito e il terreno che lo trattengono, distruggendo il corpo in cui, per una stagione, è ospitato. Lavora, come con una leva, per promuovere l’espansione, ma minaccia, così facendo, di mandare in frantumi la casa. È per questo che coloro che hanno un “temperamento demoniaco” eccezionale, coloro che non riescono a domare presto e completamente il demone che è in loro, sono tormentati dall’inquietudine. Ogni volta il demone strappa il timone dal loro controllo e li guida (indifesi come pagliuzze nell’esplosione) nel cuore della tempesta, forse per infrangersi sulle rocce del destino. L’irrequietezza del sangue, dei nervi, della mente, è sempre l’araldo della tempesta demoniaca… Il demoniaco presagisce il pericolo, porta con sé un’atmosfera di tragedia, respira la sventura”. (Zweig, La lotta con il demone)

La lotta con il demone: Hölderlin, Kleist e Nietzsche è un’opera brillante e Zweig è un genio non riconosciuto. Attraverso l’analisi psicologica, Zweig illumina la mente del genio creativo che si sacrifica al servizio delle idee, fino alla propria autodistruzione.