In una delle sue opere monumentali, la Fisica, Aristotele si propone di indagare le opportune divisioni della scienza. Secondo Aristotele, una scienza è possibile se e solo se esistono oggetti conoscibili. Non può esistere una scienza dei draghi, per esempio, perché i draghi non esistono e quindi una “scienza” dei draghi non avrebbe oggetti conoscibili e quindi non sarebbe una “scienza”. Inoltre, egli riteneva che lo scopo della conoscenza scientifica fosse il raggiungimento di verità universali e necessarie; cioè, verità che si applicano ovunque, in ogni momento, e che devono necessariamente applicarsi.

La prima divisione della scienza, secondo Aristotele, era la scienza teorica. Chi si dedica alla scienza teorica cerca la conoscenza per se stessa. Per Aristotele la scienza teorica si divideva a sua volta in tre sottocategorie. La prima sottocategoria studia gli oggetti naturali che generano movimento e crescita interna, cioè gli oggetti viventi, i “corpi celesti” e i fenomeni geologici. La seconda sottocategoria della scienza teoretica studia gli oggetti astraendo dal loro movimento. In altre parole, studia l’aspetto quantitativo degli oggetti. Questa seconda divisione della scienza teorica è il dominio della matematica. La terza e ultima sottocategoria della scienza teorica è lo studio degli oggetti che non sono in movimento, o che sono immobili. È lo studio delle “cause prime”, per così dire, ed è il dominio della teologia.

La seconda divisione della scienza per Aristotele era la scienza produttiva. Tale scienza mira alla creazione di un prodotto. La scienza dei computer, ad esempio, mira alla produzione di computer. Per Aristotele solo gli esseri umani, che sono gli unici a possedere la razionalità, sono in grado di impegnarsi nella scienza produttiva. Un uccello che costruisce un nido agisce semplicemente secondo il suo istinto e non secondo la ragione e la conoscenza scientifica. Quindi, solo gli esseri umani possono impegnarsi nella scienza produttiva e creare un prodotto attraverso l’utilizzo della conoscenza teorica.

La terza e ultima divisione della scienza per Aristotele era la scienza pratica. Tale scienza mira alla conoscenza dell’azione, o prassi. La scienza dell’azione è alla base della capacità di agire bene, o di vivere la vita buona, che secondo Aristotele è una vita guidata dalla ragione.

Queste tre divisioni, secondo Aristotele, comprendono ogni oggetto o fenomeno concepibile che la scienza può indagare. E fino ad oggi, oltre 2000 anni dopo che Aristotele ha proposto queste tre divisioni della scienza, nessuno è stato in grado di pensare a un oggetto della scienza che non rientri in una di queste tre categorie.