Riferendosi a uno degli individui più creativi di tutti i tempi, Sigmund Freud scrisse:

“Il grande Leonardo rimase come un bambino per tutta la vita… Anche da adulto continuò a giocare, ed è per questo che spesso appariva inquietante e incomprensibile ai suoi contemporanei”. (Sigmund Freud)

Il fatto che un genio creativo come Leonardo da Vinci sia stato descritto in questo modo da Freud non sorprende, vista la notevole capacità creativa dei bambini.

La maggior parte delle persone, a differenza di Leonardo da Vinci, perde questi tratti che favoriscono la creatività con l’avanzare dell’età. Tuttavia, come hanno imparato coloro che hanno studiato la creatività, esistono modi per promuovere la creatività anche in coloro che si considerano poco creativi.

In questo video analizzeremo la natura del processo creativo ed esploreremo le idee su come stimolare la creatività per vivere una vita più soddisfacente.

Il processo creativo inizia quando nella mente di una persona emerge l’idea di qualcosa da creare. Che si tratti di un libro, di un dipinto, di una canzone, di un programma software o di un’attività commerciale, spesso si viene travolti da un senso di euforia e motivazione quando si inizia a pensare a ciò che si potrebbe creare.

Tuttavia, per molti questa fase iniziale del processo creativo è anche l’ultima. Quando l’euforia si esaurisce, subentrano i dubbi e le resistenze e ci si chiede se si è in grado di raggiungere un tale risultato.

“La poesia nella testa è sempre perfetta”, ha scritto il poeta americano Stanley Kunitz, “La resistenza inizia quando si cerca di convertirla in linguaggio”.

Parlando degli effetti paralizzanti della resistenza, Steven Pressfield ha scritto:

“La resistenza non può essere vista, toccata, sentita o annusata. Ma può essere percepita. La sperimentiamo come un campo di energia che si irradia da un lavoro potenziale. È una forza respingente. È negativa. Il suo scopo è allontanarci, distrarci, impedirci di fare il nostro lavoro”. (La guerra dell’arte, Steven Pressfield)

Il dubbio su se stessi e la resistenza, anche per i geni della creatività, sono una parte normale del processo creativo.

Sebbene scoraggino la maggior parte degli individui dal coltivare la propria creatività, gli individui creativi sono quelli che hanno il coraggio di procedere e la forza di superare le resistenze, nonostante i propri dubbi.

Gli individui creativi mostrano anche una notevole capacità non solo di tollerare l’ambiguità e l’ansia, ma di accettarla e persino di abbracciarla.

Frank Barron, una delle massime autorità in materia di psicologia della creatività del XX secolo, ha ideato un esperimento che ha dimostrato la straordinaria capacità degli individui creativi di accettare l’incertezza, il caos e l’ansia.

Nel suo esperimento Barron mostrò le carte di Rorschach a due gruppi: un gruppo di controllo e un gruppo composto da individui giudicati eccezionalmente creativi dai loro colleghi. Alcune carte presentavano disegni di macchie d’inchiostro simmetriche e ordinate, altre disegni caotici e disordinati. Mentre il gruppo di controllo preferiva le carte simmetriche, quelli del gruppo creativo preferivano i disegni caotici.

La conclusione di questo esperimento, secondo cui gli individui creativi preferiscono l’ambiguità e il caos all’ordine e alla simmetria, convalida un’idea antica. Quando le cose sono troppo stabili e rigide, non c’è spazio per la creatività.

Questo è forse il motivo per cui molti individui creativi tendono a essere considerati psicologicamente instabili, ma non vogliono rinunciare alla loro instabilità interiore. Riconoscono che il loro caos interno è essenziale per la loro creatività: è il carburante che li spinge a imporre l’ordine nel loro mondo sotto forma di opere altamente creative.

“Bisogna avere il caos dentro di sé”, scriveva Nietzsche, “per far nascere una stella danzante”. (Così parlò Zarathustra).

La creatività richiede un profondo coinvolgimento e un’ossessione per il proprio lavoro. È sempre più riconosciuto che non è tanto il talento naturale a portare alla creatività, quanto la capacità di essere assorbiti dal proprio lavoro per un periodo di tempo prolungato.

Nelle parole di Rollo May:

“Assorbimento, essere presi, completamente coinvolti, e così via, sono usati comunemente per descrivere lo stato dell’artista o dello scienziato quando crea o anche del bambino mentre gioca. In qualsiasi modo la si chiami, la creatività autentica è caratterizzata da un’intensità di consapevolezza, da un’accresciuta coscienza”. (Il coraggio di creare, Rollo May)

È interessante notare che, sebbene l’immersione profonda nel proprio lavoro sia essenziale per coltivare la creatività, è spesso quando ci si prende una pausa dal proprio compito che si verifica il proverbiale momento di illuminazione.

Mozart sosteneva che intere sinfonie sorgevano preformate nella sua mente quando viaggiava, faceva una passeggiata pomeridiana o era sdraiato a letto.

“Da dove e come nascano”, scrisse, “non lo so; né posso forzarle”. (Mozart)

Mentre Mozart non capiva da dove emergessero queste visioni spontanee, innumerevoli individui altamente creativi hanno proposto che esse sorgano nelle dimensioni inconsce della mente.

Il poeta inglese Shelley scrisse:

“Uno dopo l’altro i più grandi scrittori, poeti e artisti confermano il fatto che il loro lavoro arriva loro da oltre la soglia della coscienza”. (Percy Bysshe Shelley)

Questo spiega perché a molti creativi le scoperte sono apparse in sogno, e come il polimatico tedesco Goethe abbia potuto dire del suo famoso romanzo I dolori del giovane Werther:

“Scrissi il libro quasi inconsciamente, come un sonnambulo, e rimasi stupito quando mi resi conto di ciò che avevo fatto”. (Goethe)

Henri Poincare, il famoso matematico francese responsabile di innumerevoli scoperte, osservò uno schema regolare che precedeva le sue rivoluzionarie illuminazioni. Questo schema è stato confermato da innumerevoli altri e può essere utilizzato da chiunque per generare soluzioni creative a un problema o a un compito che si sta affrontando.

Nel suo saggio “La creazione matematica”, Poincare scrisse che le soluzioni creative ai problemi possono essere stimolate alternando periodi di lavoro intenso a periodi di riposo e relax, in cui l’attenzione viene distolta dal compito in corso.

Durante i periodi di lavoro intenso le domande vengono alimentate dall’inconscio, mettendolo in moto sul problema, mentre i periodi di riposo e rilassamento forniscono un periodo di rilascio dalla tensione cosciente, permettendo alle intuizioni inconsce di manifestarsi nella mente cosciente.

Poincare concludeva che la “comparsa di un’illuminazione improvvisa”, che si verifica durante i periodi di riposo o di distrazione dal lavoro, è “un segno manifesto di un lungo lavoro inconscio”.

Il filosofo Bertrand Russell fece eco a un sentimento simile e utilizzò la tecnica sostenuta da Poincare per aiutarsi nella scrittura. Nelle sue parole:

“Ho scoperto, per esempio, che se devo scrivere su qualche argomento piuttosto difficile, il piano migliore è quello di pensarci con grande intensità – la massima intensità di cui sono capace – per alcune ore o giorni, e alla fine di questo tempo dare ordine, per così dire, che il lavoro proceda sottoterra. Dopo alcuni mesi torno coscientemente sull’argomento e scopro che il lavoro è stato fatto”. (Bertrand Russell)

Per molti oggi coltivare la propria creatività è visto come un lusso o un hobby da praticare nel tempo libero. Questo è un peccato per due motivi. In primo luogo, come credeva Abraham Maslow, lo sviluppo di una profonda capacità creativa è necessario per raggiungere una vera salute psicologica. In secondo luogo, come ha osservato Robert Greene nel suo libro Mastery, impegnarsi in un lavoro creativo è uno degli sforzi più piacevoli e soddisfacenti possibili per gli esseri umani:

“Siamo tutti alla ricerca di sentirci più connessi con la realtà… Ci abbandoniamo alle droghe o all’alcol, o ci impegniamo in sport pericolosi o in comportamenti rischiosi, solo per svegliarci dal sonno della nostra esistenza quotidiana e provare un senso di maggiore connessione con la realtà. Alla fine, però, il modo più soddisfacente e potente per sentire questa connessione è l’attività creativa. Impegnati nel processo creativo ci sentiamo più vivi che mai, perché stiamo creando qualcosa e non semplicemente consumando, padroni della piccola realtà che creiamo”. (Mastery, Robert Greene)