“Dimmi e dimenticherò, insegnami e forse ricorderò, coinvolgimi e imparerò”.
~ Benjamin Franklin

L’avvento di Internet ha creato una situazione in cui possiamo accedere a risorse sufficienti per imparare a fondo qualsiasi argomento. Ma l’esposizione al materiale pertinente non è sufficiente, anzi, per capire davvero qualcosa ci sono alcune tecniche di studio che si rivelano molto più utili di altre. In questo articolo illustreremo alcune di queste tecniche.

Pratica del recupero – Non rileggere

Una pratica di studio molto diffusa è la lettura passiva. Nel caso di argomenti nuovi o difficili, la maggior parte delle persone si rende conto che leggere il materiale una volta sola non è sufficiente, quindi molte persone leggono il materiale più volte, pensando che questo serva a qualcosa. La rilettura, tuttavia, è uno strumento di apprendimento molto inefficace e inefficiente. Nel suo libro Make it Stick – La scienza dell’apprendimento di successo, l’autore Peter Brown spiega gli svantaggi della rilettura:

“La rilettura ha tre punti a sfavore. Richiede molto tempo. Non produce una memoria duratura. E spesso comporta una sorta di autoinganno inconsapevole, in quanto la crescente familiarità con il testo viene percepita come padronanza del contenuto”. (Make it Stick, Peter Brown)

Per creare ricordi duraturi uno strumento molto più efficace è il recupero. Il recupero è essenzialmente un’autoverifica. Per esercitarsi nel recupero si creano quiz personalizzati o si utilizzano flashcard per verificare la propria conoscenza del materiale. Come spiega Brown:

“L’atto di recuperare la memoria ha due profondi vantaggi. Primo, vi dice cosa sapete e cosa non sapete, e quindi dove concentrare lo studio per migliorare le aree in cui siete deboli. In secondo luogo, il richiamo di ciò che si è appreso induce il cervello a riconsolidare il ricordo, rafforzando le connessioni con ciò che già si conosce e rendendolo più facile da richiamare in futuro. In effetti, il recupero – la verifica – interrompe l’oblio”. (Make it Stick, Peter Brown)

Il filosofo greco Aristotele riconobbe i benefici del recupero oltre 2000 anni fa, scrivendo: “L’esercizio di richiamare ripetutamente una cosa rafforza la memoria”.

Spaziare l’apprendimento

Un’altra pratica utile è quella di lasciare che tra una sessione di studio e l’altra trascorra un tempo sufficiente per dimenticare il materiale. Questa dimenticanza rende il richiamo del materiale durante la sessione di studio successiva un po’ più difficile e quindi richiede uno sforzo maggiore. Non a caso, proprio come lo sforzo durante un allenamento porta a un aumento della massa muscolare, la ricerca ha dimostrato che lo sforzo esercitato durante una sessione di studio porta anche a un apprendimento più intenso.

Non limitatevi a studiare un solo argomento

Un altro modo per rendere l’apprendimento più faticoso, e quindi più efficace, è quello di praticare l’interleaving. Durante una sessione di studio, alternate alcuni argomenti correlati piuttosto che concentrarvi su un unico argomento specifico. Per esempio, se state studiando l’algebra, non limitatevi a fare i problemi di esercitazione alla fine dell’ultimo capitolo che avete letto nel vostro libro di testo, ma fate alcuni problemi di quel capitolo e poi alcuni dei capitoli precedenti, saltando avanti e indietro. In questo modo si otterrà un apprendimento più impegnativo e quindi una maggiore comprensione e padronanza della materia.

Fate una pausa

Quando si è bloccati da un problema di calcolo particolarmente difficile, si soffre di blocco dello scrittore o semplicemente non si riesce ad afferrare un argomento complicato, un modo efficace per superare questi ostacoli è fare una pausa. Nel suo libro A Mind for Numbers: How to Excel at Math and Science, Barbara Oakley spiega come fare una pausa attivi quella che lei chiama la modalità di pensiero diffuso, una modalità di pensiero che promuove la creatività.

“Fin dall’inizio del XXI secolo, i neuroscienziati hanno compiuto profondi progressi nella comprensione dei due diversi tipi di reti tra cui il cervello passa: gli stati di alta attenzione e le reti più rilassate dello stato di riposo. Chiameremo i processi di pensiero legati a questi due diversi tipi di reti rispettivamente modalità focalizzata e modalità diffusa – queste modalità sono molto importanti per l’apprendimento”. (A Mind for Numbers, Barbara Oakley)

Lo stato di massima attenzione, o modalità focalizzata, si verifica quando si lavora direttamente su qualcosa. La modalità diffusa si verifica quando si interrompe il lavoro e si inizia un’attività che permette di rilassarsi e di far vagare la mente. Tra le attività che favoriscono la modalità diffusa vi sono le passeggiate nella natura, i sonnellini o l’ascolto della musica. L’aspetto interessante è che spesso, quando passiamo alla modalità di pensiero diffusa, il nostro cervello continua a lavorare su ciò che stavamo facendo mentre eravamo concentrati, ma in modo subconscio. Oakley suggerisce che questa modalità di pensiero diffuso stimola la creatività e può portare ai cosiddetti momenti “ahha” che sembrano irraggiungibili quando ci concentriamo troppo su qualcosa.

Thomas Edison, il grande inventore, era solito fare brevi sonnellini quando era bloccato da un problema per stimolare la creatività, mentre lo scrittore Charles Dickens era noto per fare lunghe passeggiate per cercare di trovare l’ispirazione per i suoi romanzi.

Rendersi conto che le proprie capacità intellettuali non sono fisse

Troppo spesso le persone cadono nella trappola di pensare che una materia sia troppo difficile per loro o che semplicemente non abbiano la “mente” per imparare un argomento specifico. Tuttavia, una ricerca condotta dalla psicologa Carol Dweck ha dimostrato che coloro che mantengono la convinzione di essere in grado di migliorare le proprie capacità intellettuali riescono ad apprendere nuove abilità molto meglio di coloro che non hanno questa convinzione. È molto comune che le persone credano che le loro capacità intellettuali siano in gran parte determinate dai loro geni, dall’età o da altri fattori al di fuori del loro controllo, ma sebbene tali limitazioni esistano, non sono così inibitorie come si credeva un tempo.

La ricerca di Dweck l’ha portata anche a scoprire che è meglio puntare a quelli che lei chiama obiettivi di apprendimento, piuttosto che farsi condizionare dalle prestazioni. Peter Brown ha riassunto queste scoperte in Make it Stick – The Science of Successful Learning:

“Dweck si rese conto che alcuni studenti mirano a obiettivi di prestazione, mentre altri si sforzano di raggiungere obiettivi di apprendimento. Nel primo caso, si lavora per convalidare le proprie capacità. Nel secondo, si lavora per acquisire nuove conoscenze o abilità. Le persone con obiettivi di prestazione limitano inconsciamente il loro potenziale. Se l’obiettivo è convalidare o mostrare le proprie capacità, si scelgono sfide che si è sicuri di poter affrontare. Se si vuole apparire intelligenti, si fa la stessa acrobazia più volte. Se invece il vostro obiettivo è accrescere le vostre capacità, scegliete sfide sempre maggiori e interpretate le battute d’arresto come informazioni utili che vi aiutano ad affinare la vostra concentrazione, a diventare più creativi e a lavorare di più”. (Make it Stick, Peter Brown)